Il cieco e il cane

Traccia dall’immagine alla scrittura

C’era una volta un uomo cieco. Era nato con questa menomazione, e già dai suoi primi
giorni di vita i medici stabilirono che il suo era un male incurabile. L’uomo ebbe dunque
un’infanzia infelice, circondato dall’affetto smisurato dei suoi genitori e da persone che lo
evitavano e lo additavano come storpio. All’età di sedici anni, gli regalarono il suo primo
cane-guida. Fin da subito entrambi si dimostrarono legati come da un filo invisibile, che li
univa profondamente l’uno all’altro. Con il passare degli anni, l’uomo si affezionava sempre
di più all’animale e questi ricambiava, facendogli feste e svolgendo alla perfezione la sua
mansione di cane-guida.
“Ah, se solo tu potessi vedere che feste fa il tuo cane quando ti vede!” Sospirava sua moglie,
appena l’uomo si alzava dal letto e il cane gli saltava addosso.
“Ah, se solo tu potessi vedere come si è divertito quest’estate!” Esclamavano i figli, di ritorno
dalle vacanze estive.
Purtroppo, l’uomo invecchiava, e così pure il cane. Arrivò così per l’animale, in un terso
mattino di primavera, il momento di esalare l’ultimo respiro. Tutta la famiglia ne fu
profondamente rattristata, tuttavia ognuno riuscì presto a tornare a occuparsi delle proprie
faccende. I giorni trascorsi in compagnia del cane diventarono lentamente ricordi sempre più
sbiaditi e confusi. Solo l’uomo riusciva a tener viva la memoria del fidato compagno, come
se l’animale vivesse ancora accanto a lui.
Molti anni dopo, anche per il suo padrone venne il momento di morire. Prima di
abbandonarsi all’abbraccio della morte, egli chiamò intorno a sé la moglie, ormai anziana, i
figli divenuti adulti e i nipoti.
“Non piangete la mia morte” sussurrò il vecchio in fin di vita, “poiché io sono contento della
vita che ho vissuto e vi sono grato per tutto il tempo che mi avete dedicato.”
La moglie lo guardava con occhi pieni di di tristezza.
“Una sola cosa vi chiedo: quando non ci sarò più fate in modo di non cancellare il ricordo del
mio amato cane, e di tutti i momenti che abbiamo vissuto insieme.”
A quel punto intervenne il figlio minore, il quale aveva particolarmente amato l’animale:
“Oh padre, se solo tu avessi potuto vedere… lui era così contento di vederti, finché è stato in
vita ti ha sempre aiutato…”. E detto ciò scoppiò in lacrime.
“Non piangere figlio mio. Io ho visto crescere e morire quel cane, così come ho visto te e tuoi
fratelli diventare dai bambini che eravate gli adulti che siete ora.” Ormai la voce del vecchio
non era più che un rantolo sommesso.
“Ma padre…” singhiozzò il figlio minore tra le lacrime “tu sei cieco!”
“Ebbene, figlio mio, io non ho visto il mio cane farmi le feste con gli occhi del corpo, bensì
con quelli dell’anima. Io non ho percepito la morte del mio fidato compagno vedendo le
lacrime solcare il tuo volto e quello dei tuoi fratelli, ma sentendo che dentro di me il legame
che ci univa da tanti anni si era reciso del tutto. “
Il vecchio tirò con una forza sorprendente il figlio per la manica. Questi avvicinò l’orecchio
alla bocca del padre:
“Ricordati sempre, figlio mio: non si vede veramente che con gli occhi del cuore…”
Detto ciò l’uomo spirò, e la sua anima si ricongiunse finalmente con quella che un tempo era
appartenuta al suo fidato amico.

Giulia Raponi 1Bs

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