FREEDOM

Traccia n.2 – Dall’immagine alla scrittura

Introduzione: L’immagine che ho scelto fa parte di una bellissima scultura in bronzo realizzata dall’artista
Zenos Frudakis dal titolo “Freedom”, situata a Philadelphia davanti agli uffici GSK. Questa scultura è composta da 4 figure che rappresentano gli stadi della nostra vita il cui scopo finale è il raggiungimento della piena libertà: la prima figura è quasi inesistente, parte integrante della parete; è il simbolo di una libertà inesistente, di un animo prigioniero. La seconda statua invece dà inizio ad un percorso di liberazione, dove si cerca una propria identità in una società monotona e standardizzata. Il terzo personaggio (nella foto) ha
il braccio proteso in avanti, come volesse materialmente toccare la libertà che riuscirà a conquistare pienamente nella quarta figura, gioiosa ed entusiasta.
Questa fotografia secondo me ha davvero una grande capacità comunicativa, con un solo sguardo riesce a scuotere con un tremito chiunque la guardi, smuovendo in tutti noi l’urgenza di libertà, un bisogno universale che ci accomuna tutti, qualsiasi siano le circostanze in cui viviamo.
Se ben ci riflettiamo, tutti noi ci riteniamo degli uomini liberi perché lo siamo davanti alla legge, perché ce lo insegnano a scuola, perché è scritto su un pezzo di carta, ma lo siamo realmente? Basta pensare alla nostra vita di tutti i giorni per accorgerci che siamo ben lontani dal raggiungere la felicità che solo l’emancipazione può darci; siamo tutti intrappolati nel metaforico muro che rappresenta tutti gli stereotipi e i preconcetti che la collettività ci impone.
Mi capita spesso di sentirmi come soffocata dall’opinione di chi mi circonda, come se la società mi stesse sommergendo e molto spesso non vorrei far altro che annegare e restare in balia di un mondo in cui non posso essere del tutto me stessa. Guardo gli altri, sono colpita dai loro sguardi biechi, ferita dalle loro parole taglienti e mi svesto sempre più di quella che è la mia vera personalità, restando una figura anonima, un duplicato di tante altre che si conforma al modello che ci è prescritto.
Ma altrettante volte, sporgendo la mano come nella figura, trovo un appiglio a cui aggrapparmi che mi permette di ritornare a galla: le mie passioni.
Le passioni sono quella chiave che permette di aprire le porte delle stanze più nascoste nel nostro cuore, quelle porte che spesso cerchiamo a tutti i costi di sigillare per non mostrarne il contenuto ma che avremmo tanto bisogno di rivelare al mondo.
Tutti noi abbiamo quella scintilla che ci permette di far uscire tutto ciò che di magico abbiamo dentro, tutto quello che definisce appieno il nostro essere.
La mia fiammella per esempio è la danza: ogni passo a ritmo di musica mi permette di esprimere una sfaccettatura del mio carattere, la melodia fa vibrare la mia anima percuotendola con note di amarezza, tristezza, gioia o rabbia. Le linee, le punte, i giri, ogni singolo movimento per quanto impercettibile che sia, mi permette di comunicare tutta me stessa mescolando la mia essenza con l’avvolgente armonia che mi catapulta in un mondo parallelo dove esisto io soltanto.
Ed è proprio in questi momenti che il mio braccio proteso riesce a sfiorare la libertà riempiendomi di una gioia vera, smuovendomi con un lampo di energia dal grigiore della uguaglianza alla massa e ricordandomi di
continuare a lottare per la conquista della libertà vera che è espressione del proprio essere.

Sofia Vilia 1BS

FREEDOM” DI ZENOS FRUDAKIS | Sul Parnaso

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