L’Italia dall’alto: una terra “omeostatica”

Proposta 2

Sono le sei e mezza del mattino. Suona la sveglia. Mi sveglio. Neanche il tempo di rivoltare il lenzuolo ed ecco apparire un’immagine che forse non ho mai visto, o cui non ho mai dato rilievo, un’immagine che, però, veicola qualche messaggio a me, non a qualcun altro, ma proprio a me, Matteo Cantoni, nato in un giorno come tanti altri, ma in una terra speciale: l’Italia. 

Assonnato come sono riconosco a stento che quella strana terra dalla forma allungata e così aprica che campeggia nel centro della fotografia, è proprio la mia terra, la mia Italia. Penso che quel lume che promana proprio dalla mia terra,l’unica visibile in quell’ istantanea, sia il segno del progresso. Ma il progresso in oggetto pare costituito da dispositivi informatici e in generale elettronici creati dall’uomo “a sua immagine e somiglianza”, che prima o poi finiranno per divorarlo. Dietro a quei dispositivi ci sono altri uomini, che utilizzando in modo fallace e  quasi, se non del tutto, fraudolento le tecnologie, le quali finiranno per privare il genere umano della sua tanto amata vita privata e della sua libertà.

Penso alle grandi società della silicon valley che, come racconta il docufilm The social dilemma, raccolgono e manipolano non solo i dati degli users (lemma appartenente unicamente a due campi semantici: quello degli stupefacenti e quello dei servizi del web), ma gli utenti stessi, proponendo un’unica visione dei fatti per convincerli a intraprendere una determinata azione (per esempio acquistare un prodotto) con la conseguente monetizzazione da parte delle compagnie stesse. Mi sovviene che la luce tradizionalmente è simbolo della presenza divina ma questa luce, penso, è tutta umana. Allora questa luce è speranza, speranza che ha solide basi di resistenza, resilienza, omeostasi, abnegazione profuse dai cittadini dello Stato. Lo Stato che, come la fenice, risorge dalle proprie ceneri, dopo alluvioni, terremoti e, come auspico, dall’attuale pandemia. Lo Stato composto da cittadini che a vario titolo, come operatori di Polizia, magistrati, uomini di legge in genere, professori, insegnanti, studenti, o espletando “un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società” (Art. 4 Costituzione) , rendono grande questa terra. 

Oggi, però, non è un giorno qualunque, oggi è il sette di gennaio, giorno in cui si celebra la ricorrenza della creazione della nostra bandiera, che esattamente duecentoventiquattro anni fa veniva adottata quale emblema della Repubblica Cispadana. La bandiera che ancor più dello stivale più volte esautorata (dalle Guerre d’Italia di Carlo VIII all’occupazione austriaca) e quasi vilipeso è emblema dell’Italia nel mondo. L’altro grande emblema sono i Carabinieri, che ancor prima che l’Italia nascesse come entità statale autonoma, garantivano la sicurezza dei cittadini e l’ordine pubblico. I Carabinieri che hanno accompagnato l’Italia (come Stato) durante tutte le sue fasi storiche, con una costante che rimarrà immutata nel tempo: la fedeltà e la prossimità al popolo. La terra italica ha mantenuto la sua interezza pur adeguandosi, con grande omeostasi, ai cambiamenti, permutando da Monarchia in Repubblica, reagendo ancor prima alle invasioni straniere, alle epidemie, alle crisi economiche mutando il responso e adattando il proprio ordinamento giuridico e sociale senza perdere l’essenza del popolo. E allora “io nel pensier mi fingo” (Giacomo Leopardi, Infinito) che quella fotografia sia stata realizzata da un astronauta italiano che, ecista di una nuova Italia corroborata dalla speranza nel futuro e dalla fede nel proprio genius loci, abbia voluto insegnare ai suoi concittadini un nuovo modo di vedere la madre patria, ricordando che tante piccole luci, tante piccole sentinelle di legalità hanno reso e renderanno grande l’Italia. 

Matteo Cantoni

Classe 4°b-sA

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