Miniatura collerica

premessa: 

Chi soffre di vertigini tende a rendere l’altitudine uno stimolo per l’immaginazione. Lo facciamo un po’ per attenuare l’ansia e un po’ per invidia nei confronti di chi il panorama può goderselo con tranquillità. 

Secondo la psicologia, saper definire una paura è uno dei primi stadi per superarla. Fino a quando non siamo consapevoli dell’emozione con cui abbiamo a che fare, essa ci distruggerà. 

La prima volta che ho viaggiato in aereo avevo all’incirca 3 o 4 anni e ovviamente ancora non sapevo analizzare le mie paure. Ho capito fin da subito che io e l’altezza non saremmo mai andate d’accordo; i miei genitori mi hanno però trasmesso una grandissima passione per i viaggi e quindi ci ho fatto l’abitudine. 

Fronteggiare l’ansia è una sfida complicata per chi, come me, odia perdere. Mi piace mettermi alla prova, gioco con le mie paure fino a quando cedo. 

Sfido la mia paura di volare, guardando fuori dal finestrino, la mia paura della morte; pensando a quanto potrebbe essere vicina,  alla mia paura del tempo, alla velocità con cui  la sabbia passa da una parte all’altra di una clessidra. 

Non mi importa di cosa ci stia sopra, ho paura di scoprirlo.

Mi interessa però quello che ho dentro,

E quindi accetto che il tuo paradiso possa essere nel mio cuore. 

Mi hanno detto che c’è un luogo ben nascosto.

Gloria, e’ tutto nella norma,

Li la realtà perde la propria forma. 

Poniti al primo posto

E ruota le vele verso una nuova rotta. 

E invece non è cosi facile

spiegare al vento cosa provo.

La mia arroganza è un doppio nodo 

E con tutti i sorrisi che mi hanno vista in lacrime

non capisco che il dolore lo provano anche loro.

Quegli azzurri si spensero

e della stessa luce

i miei iniziarono a lacrimare.

Chi ci conduce

non mi hai dato modo di spiegare

ma se dall’alto guardo il mondo, 

io vedo solamente il mare.

Temo di dimenticare

quello che è successo,

chi ha reso facili i miei passi,

cosa ha fatto e cos’ha detto.

Come se in un tempo diverso 

non fossi quel che sono,

Ho attraccato dentro al molo 

E son finita in mare aperto.

Attaccata cosi’ al tempo,

ha un effetto su di me che tu trascuri;

non so se chiamarlo invidia 

eppure è un sentimento 

Spesso ho bisogno di affetto

e tu ancora lo ignori;

in boschi cosi’ grandi 

certe piante sembran fiori.

Fuori è un giorno come gli altri,

rischiara ma una nuvola mi da speranza,

In questa stanza manca aria e siamo in tanti.

C’e’ un’ala che piange spesso 

ma i miseri la ammirano,

chissà invece cosa pensano 

quando le altre migrano.

L’arte di una stella cadente

in parte chiude un cerchio;

senza saperlo

toglie il timone a un comandante

mirando bene al centro.

Sbroglia insieme alla mia mente,

sopra foglie scarne e spoglie,

la condanna di viaggiare assente.

La mia barca muove verso queste soglie.

Nelle tante tane delle spiagge,

chi piange non lo innalza;

un mucchio tutto uguale resta tale

anche se gli aggiungi un po’ di scorte.

Sulla chioma dell’orizzonte 

passa solo chi si accorge  

di ogni propria chiazza.

Certe volte sembra viaggi la mia chiatta,

chiude tutta questa china a chiave,

anche solo immaginarla.

Non preoccuparti, 

So che vorresti un vento meno calmo

Ma le lacrime scendono solo quando il cuore è caldo.

PROGETTO AMANOLIBERA

GLORIA PESSINA 5CSA

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out /  Change )

Google photo

You are commenting using your Google account. Log Out /  Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out /  Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out /  Change )

Connecting to %s